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Equipollenza. No perchè…

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L’Associazione italiana ortottisti (AIOrAO) da sempre afferma che il modo di opporsi all’abusivismo professionale degli optometristi non passa attraverso la creazione di una nuova figura in ambito oftalmologico, né attraverso la modifica di profilo o nome dell’ortottista (che comporterebbero solo problemi di riconoscimento all’estero come già accade per l’appendice del nome: assistente in oftalmologia) ma utilizzando tutte le potenzialità lavorative già insite nel profilo dell’ortottista.

Il profilo è ampio e completo, la criticità consiste nel non vedere e/o non utilizzare tutte le potenzialità.

Va soprattutto affermato che quanto gli optometristi stanno cercando di fare riconoscere come propria “nuova” attività non è altro ciò che da sempre è attività riservata dell’ortottista. Ricordando inoltre che nessuna modifica del profilo può essere fatta senza la consultazione dell’Associazione riconosciuta per legge rappresentante della categoria, esprimiamo il nostro dissenso riguardo ad una eventuale equipollenza dei titoli. I fatti che recentemente hanno coinvolto i fisioterapisti ed i laureati in scienze motorie hanno dimostrato che questa strada non è deontologicamente corretta, e l’equipollenza prima emanata nel 2006 è stata poi abrogata per arrivare nel 2010 alla disciplina dello svolgimento del periodo di formazione e tirocinio sul paziente da parte dei laureati in scienze motorie presso il corso universitario di fisioterapia ai fini del conseguimento della laurea in fisioterapia.

L’equipollenza per prima cosa porta ad una discrepanza tra i numeri della formazione ed il fabbisogno espresso dal mondo sanitario che dovrebbero invece essere legati. In secondo luogo non riteniamo idonea la formazione dei laureati in ottica optometria per accedere al mondo sanitario (sono ad esempio equiparabili insegnamenti svolti da ottici con insegnamenti svolti da docenti in malattie dell’apparato visivo?).

L’equipollenza inoltre sarebbe un premiare chi da anni cerca di forzare il legislatore portandolo a dovere riconoscere l’esistenza dell’optometrista e a riconoscerlo come figura con competenze sanitarie attraverso la presenza nel territorio italiano di un’assidua attività abusiva ad esclusivo carattere privato e a discapito della salute dei pazienti (vedasi dossier optometria www.aiorao.it).

Nonostante il Consiglio Universitario Nazionale dal momento dell’istituzione del corso di ottica optometria presso la facoltà di fisica abbia affermato la necessità di specificare che il laureato non deve e non può avere attività di cura, hanno predisposto la loro formazione di base orientandola proprio al trattamento dei disturbi della motilità, della riabilitazione dell’ipovisione, al trattamento dei DSA ecc…, disattendendo volutamente i limiti imposti dalla legge esistente.

Nessuna ingenuità ma pura strategia.

Riteniamo che chi fa il lavoro dell’ortottista deve avere il titolo di ortottista. Questo vale per tutte le figure che siano ottici, infermieri, tecnici di neurofisiopatologia, ecc.. Le regole della qualità in sanità non possono prescindere dall’utilizzo di personale abilitato a fare ciò per cui è impiegato. Quanti nella sanità hanno a cuore l’obiettivo qualità lo sanno bene e vigilano su questo.

La politica seguita dall’Associazione è sempre stata quella di consigliare la riconversione del titolo a quanti in possesso di titolo diverso volessero continuare a svolgere attività di competenza dell’ortottista.

Presidente nazionale AIOrAO
Dilva Drago


Allegati: Comunicato stampa

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